Il Lago di Como oltre la cartolina: la nostra filosofia, in un articolo

L'8 agosto GQ Italia ha pubblicato un pezzo con un titolo che dice già tutto: il Lario che gli intenditori si tengono stretto. L'idea è semplice, e la conosciamo bene: dimenticate gli occhiali da sole oversize, la prua in mogano, il filtro saturato dei social. Il vero Lago di Como è un'altra cosa, fatta di pioggia, dimore private e manifatture storiche, quasi sempre nascosta sotto la patina della «Dolce Vita» che qualcun altro le ha appiccicato addosso.
Non è una scoperta per noi. È la stessa idea che raccontiamo da tempo nella nostra pagina su chi siamo e sulla nostra filosofia: eccola di nuovo qui, con le nostre foto e i nostri fatti, non quelli di un servizio patinato.
Non è la Dolce Vita

Capita spesso di sentire accostare il Lago di Como alla Dolce Vita. È un'immagine romana, mondana, che con queste sponde c'entra poco. L'identità di qui viene da secoli di lavoro: la seta, i telai, i pescatori, i cantieri dove si costruivano le barche.
Chi arriva aspettandosi un parco giochi per motoscafi trova invece un paesaggio severo, con montagne che cadono dritte nell'acqua. Non è una bellezza costruita per essere fotografata: è venuta fuori da gente che doveva starci dentro tutto l'anno, ed è il motivo per cui l'aristocrazia europea ci veniva già nell'Ottocento, prima di qualunque social.
La luce che nessuno fotografa
Il pezzo di GQ lo dice con altre parole, ma il senso è lo stesso che scriviamo da anni: la luce migliore, qui, non è quella del sole pieno. È quella della pioggia, quando il rumore si abbassa, l'acqua diventa uno specchio opaco e i paesi tornano ai paesani.
Vale lo stesso discorso per le stagioni intere, non solo per le giornate: primavera e autunno mostrano un lago che un agosto pieno di gente non lascia vedere, con gli stessi posti e la metà delle persone.
Le dimore vere, senza la posa

Il Lago di Como ha costruito la sua fama anche su questo: ville, parchi disegnati, scaloni di pietra che scendono nell'acqua. È una bellezza vera, e ci piace, ma quello che non ci interessa è la posa.
Nei nostri appartamenti i mobili hanno una storia vera, non comprata per fare scena: il camino in pietra di fine Seicento in uno di loro è lo stesso che c'era quando la casa apparteneva alla famiglia, prima che diventasse un residence.
Il lago fuori dai circuiti

Chi arriva per la prima volta segue quasi sempre la stessa traccia: la statale, i parcheggi dei paesi più famosi, le solite due o tre mete. Il lago vero sta qualche metro più in alto: sopra Mezzegra le mulattiere salgono fra i muri a secco, e in dieci minuti si passa dal rumore della strada al silenzio dei boschi, sugli stessi sentieri di cui scriviamo qui.
Il pane, il battello, la vita di paese

La parte più semplice, alla fine, è anche la più vera: il pane si prende al panificio del paese, la spesa al market vicino, e da lì all'imbarco di Lenno si arriva senza mai muovere l'auto. Non è un'esperienza organizzata per gli ospiti: è come si vive qui tutto l'anno, e la lasciamo semplicemente vedere a chi viene.
GQ ha chiamato tutto questo il lago che gli intenditori si tengono stretto. Noi lo chiamiamo semplicemente casa, ed è il motivo per cui la teniamo così com'è invece di vestirla per una fotografia.








